Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca


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L’abusivo – Dettagli

Come ci s’innamora? Dicono che capiti quando meno te lo aspetti, dicono che sia una questione di affinità, di pensieri comuni e sensazioni impossibili da gestire. Alcuni poi cercano l’amore per tutta la vita, altri ci cadono dentro improvvisamente senza ricordarsi più come sia successo quel piccolo miracolo che toglie il sonno, l’appetito e la parola. Difficile descrivere cosa sia quell’emozione di perdersi per l’altro senza scendere nei dettagli…

Musica consigliata: Signora delle ore scure, Claudio Baglioni

René Magritte, Gli amanti, 1928

René Magritte, Gli amanti, 1928

il demonio è nei dettagli.

claudio baglioni per esempio, me lo immagino capo scout oppure animatore alla ACR, pomeriggi a suonare (male) la chitarra e cantare (male) i classici di battisti. (l’essere scarsi a suonare è scritto nello statuto dell’ACR, una specie di petizione di principio punk ante litteram.) poi, scambio di casti sguardi con la più bionda delle ragazze del gruppo. agli sguardi seguono casto bacio sulle labbra, casti permessi di esplorare sempre più arditi orifizi, e finalmente casto heavy petting nel confessionale. (quanto al sesso vero e proprio, mi dicono che vadano per la maggiore i viaggi ecumenici tipo Taizé o la GMG.)

vogliamo farle lontano dallo sguardo di papà e mamma le porcherie, o no?

ahem, ok, qui sto scivolando un tantino sul blasfemo. riavvolgo.

le sue fotografie, di baglioni dico, anche quelle la dicono lunga. notate i dettagli: avvicinandosi ai 40 anni, dal ciuffo adolescenziale perenne passa a un sale e pepe molto sobrio e sfodera gli occhioni blu che mamma gli ha fatto. il risultato è un disco, semi-sconosciuto al di fuori del baglionismo, che si intitola Oltre, dal quale vi riporto, maschietti miei, il brano sotto:

signora delle ore scure
pelle sfumata di ombre in fuga dalla stanza
sugli occhi un guanto di luce
accarezzai l’idea di lei in lontananza.

e questo è niente. il pezzo è un crescendo sessuale che sfocia in una specie di orgia di immagini suoni colori, e soprattutto odori e sapori (di fica, gonfia e umida):

signora delle ore dure
amazzonica
adolescente nuca morbido sentiero
dove cammino i miei sguardi
a guardia del suo sonno immobile guerriero

ti succhierei per ore e più
cioccolatino nella bocca
senza mai mandarti giù

che tu sia solo un tatuaggio
su questo petto di selvaggio
un flipper preso per i fianchi
a farsi coraggio e uomo.

…il resto del disco è pieno di simili perle. a 40 anni suonati claudio baglioni scopre la potenza del sesso libero e bello, del corpo che urla felice, dello spossamento postcoitale. il risultato, guarda caso, è un lavoro monumentale – l’album è doppio e lo consiglio a tutti, anche a quelli cui baglioni fa schifo. non sono un suo fan, vi chiedo giusto di farvi un giro su youtube; del resto, se siete fan di colui che scrisse l’incipit più orribile di tutti tempi,

passerotto
non andare via
senza i tuoi capricci
che farei?

accettate un suggerimento: fatevi dare una guardatina.

e fu così che fierolocchio vostro, pure lui a 40 anni, vabbe’, un pochino prima, scoprì che non si potevano separare le due cose. anzi, che fra sesso e amore (o come stracazzo vi piace chiamarlo, vedete voi) non c’è distinzione. c’è un continuum, come dicheno li matematici: anche a fare sesso per una notte è necessario, una donna, amarla un poco.

aho’, pensate alla mia m.: credete che mentre la baciavo io non desiderassi donarle tutto me stesso? che non anelassi a sentirla godere insieme a me? che non sperassi di leggerle un sorriso soddisfatto e di ricevere i suoi baci, dopo? (e di baciarla teneramente a mia volta… eppure ci eravamo conosciuti sei ore prima!) che nun se potessimo sveja’ insieme, baciasse de novo, magari scenne insieme nella hall dell’albergo, un po’ orgojosi tutti e due:

“aho’ plebe, noi due se semo scopati a morte stanotte, e chi mo’ nun è felice insieme a noi, péste lo cólga!”

ecco, tutto questo fierolocchio vostro nun l’ha mai avuto, e forse è pe’ quello che s’è ‘ncazzato un pochetto. è stato come… come v’oo posso di’, ave’ passato er pomeriggio a prepara’ ‘na torta meravijosa, l’hai messa ‘n forno, taa sei curata, l’hai servita in tavola, poi n’hai magnato ‘na fetta e subbito dopo, oplà, la tua ospite se n’è dovuta anna’ perché je prudeva er culo.

ma urtimamente fierolocchio d’amore ne ha conosciuto e ricevuto tanto artro, e in particolare quello de ‘na presenza notturna, lontana, affabbulante come un bel libbro.

intrigante, piena de rimandi arcani, priva de senso come aa triloggia de polòster.

complessa e stratificata come er nome daa rosa.

ripiena de promesse, grondante desiderio e ghiotta attesa come ee descrizzioni de scopate de tondelli, pace alla frocia anima sua.

f. ariva a casa, sbriga ee faccende d’ogni bravo scapolo (compresa a telefonatina a mamma lontana, aho’ che ve credete!) e però sa che verso ‘e ventidue po’ méttese a legge ‘na serie de parole su uno schermo che je fanno batte er core, che manco na striscia de coca.

……………. from: fierolocchio
……………. to: *******
……………. date: due settimane fa
ciao cara,

da raccontare ne ho sette pacchi e tremila sporte. diventa lunga la cosa. ti posso solo dire che ti amerò sempre per avermela fatta conoscere. non mi definirei felice in questo momento. sono piuttosto in un subbuglio terrificante, bellissimo. mal di stomaco quasi permanente, le lacrime qua e là, disturbi sul lavoro e del sonno, se non sto attento mi si inverte il ritmo circadiano. il caos che ho deciso di infliggermi passa attraverso di lei e temo che anche lei ne stia facendo le spese. ma ci siamo dentro in due… la mia sensazione è che lo vogliamo entrambi.

a presto e in bocca al lupo per tutto
fierolocchio
……………. eom

e pure questa signorina da’ dipendenza, è come ‘na droga, nun se po’ più smette de pijalla. è ‘na droga cerebbrale che sconfina ner sesso, ‘ee due cose come ho detto più sopra, nun se poonno più separa’, almeno non a 40 anni, e a suo tempo ‘sta cosa l’ha scoperta pure er paesano mio. (lui, lui, bajoni.) lui c’ha fatto ‘n sacco de sordi, io no. e nun solo, almeno lui, l’oggetto d’aammore suo l’aveva visto in faccia, fierolocchio per ora no! ma stamo quasi a rimedia’.

diteme bona fortuna, che qui ce n’è bisogno.

urtima nota, amichetti maschi che me state a lègge:

er segreto suo, d’aa ocarina che me fa batte er core, sapete qual è? so’ gli avverbi e ee metafore che me sa servi’. io sto sur terazzino de casa mia, ‘gnun paese stragnèro ‘ndove parlano strano e pè ditte scusa te starnutiscono “enciùldigung” addosso, però rispettoso e accojente.

me magno un biscotto, me bevo un sorso de passito e tutt’a un tratto lei me manda ‘na manciata de byte ‘ndove dentro ce ‘sta ‘n pochetto de sé stessa. e ‘sto pochetto m’oo manna scritto co ‘na forza che manco un pugno in faccia. a teneje testa è duro, famo quel che potemo, se impegnamo, provamo pure noi a risponne selezzionando con cura l’aggettivi e le immaggini e i suoni de chitàra, de bbasso e de bbatteria.

perché er demonio sta nei particolari. non a caso ‘sto scritto l’ho intitolato proprio così.

baci e abbracci,
fierolocchio

Salvador Dalì, Montre Molle, 1954


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Attesa

Musica consigliata: Attesa, Giorgio Gaber

Salvador Dalì, Montre Molle, 1954

Salvador Dalì, Montre Molle, 1954

Attendere è il verbo peggiore per chi è assente di pazienza, per chi nasce con il carpe diem nelle vene, per chi è arrabbiato con la vita, per chi non sa darsi pace quando, peggio che un toro in un’arena, vede rosso e a quello punta.

Attendere. Attendere che i giorni si susseguano secondo il loro ritmo, che i fatti si compiano, che le formalità nascano, vivano, svaniscano. Quasi come si attende l’autobus, il treno, l’aereo, si sbircia per vedere se dietro l’angolo, dopo la curva, appena dopo la pensilina, qualcosa succede o sta per succedere.

Attendere. Si attende un giorno, prescelto o scelto. Si attende una data, una venuta, un compleanno, un natale, un anniversario. Si attende una nuova vita o di quella la fine.

Attendere e nel frattempo spostarsi immobili o di corsa da uno stato all’altro di sé stessi, talvolta senza sapere come sia avvenuto il movimento e l’origine del moto. Continua a leggere


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Realizzo – Marry you

Ognuno di noi ha un suo modo di avere delle visioni sulla felicità che cerca, alcuni lo fanno tramite le parole, altri tramite le canzoni, altri mettono insieme persone, sentimenti  e immagini per realizzare quel momento magico e perfetto.
Realizzo e vivo! Questo il motto Ocarino della settimana. E voi, cosa state realizzando? Pensateci dopo questo video, commentato anche sulle pagine del Corriere della Sera.

Avviso ai naviganti: tale filmato è causa di piantarello, pelle d’oca, ilarità, brividi e voglia di condivisione del medesimo. Usarlo quindi senza moderazione alcuna.

Tamara de Lempicka, Adamo ed Eva, 1932


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L’abusivo – Realizzo

Tamara de Lempicka - 1932, Adamo ed Eva

Tamara de Lempicka, Adamo ed Eva, 1932

Realizzo che i pensieri più intimi sono fatti di materia delicata, realizzo che la certezza è un’illusione di un momento, realizzo che le persone sono mutevoli, realizzo che sono vulnerabile. Realizzo che della mia fragilità sto scrivendo.

Musica consigliata: Mina, Non credere

Avrei voluto mettere questa storia vera quale risposta al post delle Ocarine “Voi Uomini”, secondo cui siam tutti uguali, ma è meglio qui

Cedo anello causa…”realizzo”

Erano mesi che giravo il mondo via internet e telefonate per cercare ciò ke ero convinto era quello ke volevo per te, ke pensavo fosse “il minimo” per te. Spesso scherzando e ridendo mi chiedevi di farlo, di darti quel pegno che pensavo per te fosse così importante e significativo. Ogni volta ke ne parlavi col sorriso sulle labbra, io mi facevo venire l’orticaria e tu mi accusavi di avere il braccino corto e poi si scoppiava a ridere insieme. Così pian piano nella mia mente è maturata l’idea, ma non volevo ke fosse come tutti gli altri, volevo fosse unico per una donna unica, la mia! Girando e rigirando durante viaggi e siti vari, trovai quel ke faceva al caso mio ed in un paio di mesi mi sarebbe stato consegnato.

…Mi spiace amore, non riesco a venire questo fine settimana, devo finire un lavoro e lunedì riprendere subito; lo so spiace anke a me, ma vedrai giovedi prossimo finisco e sono a casa!…

Mentre ti dicevo quelle parole, avevo già comprato il biglietto aereo, avrei fatto scalo a Roma, avrei ritirato il mio pegno per te e sarei ripartito verso casa.

Finalmente in aereo, dai sono quasi arrivato…

Non ho avuto ancora il tempo nemmeno di guardarlo, prendo così dalla tasca un piccolo fagotto avvolto nella carta ruvida, di quella che si usava una volta per avvolgere il pesce, penso che sia una strana confezione! La apro ed eccolo lì, trovato ad Anversa, comprato a New York, arrivato a Roma. In tutto due mesi tra scelta e realizzazione, ma ora è qui nelle mie mani e stasera sarà tuo.

Ritirare la valigia sembra un’impresa, sarà l’ora tarda, ma sembra quasi ke in aeroporto non si voglia ke noi tutti si vada a casa o forse sono io troppo stanco e non vedo l’ora di arrivare da te. Devo cercarmi un taxi, non ci sei tu ke mi aspetti, eccolo… Via Gorizia 56, grazie. Sono le 22.00 arrivo al cancelletto di casa e penso di suonare.

No! Non è il caso, se deve essere una sorpresa ke lo sia fino in fondo.

Cerco nella giacca e trovo il mazzo delle chiavi, confondo sempre la chiave del garage e quella del portoncino, ma stasera la becco al primo colpo, mi trascino all’ascensore perdendo qua e là ora le chiavi poi la giacca.

Faccio attenzione a non far rumore nel mettere la chiave nella porta, giro la mandata ed entro.

Casa al buio, dalla sala da pranzo si vedeva una luce flebile che conoscevo già, era la luce delle candele viola sui vasetti di cristallo che avevamo preso a Venezia.

Cazzo, ho pensato, ha saputo che arrivavo ed ha preparato…

La camera da pranzo è vuota, i piatti sul tavolo usati, ho pensato di aver fatto tardi, mi giro e sento rumore dal salotto, sicuramente ti sei addormentata sul divano aspettandomi, piccola mi spiace!

…entro piano per non spaventarti…

…ma tu non stavi dormendo…

…tu non mi stavi aspettando…

…avevate già cenato…

…ora stavate prendendo il dessert…

…per favore…………rivestiti e vai via!

…smettila di piangere, non è il caso!

…rivestiti anke tu.

…non voglio spiegazioni.

…ok…adesso esci da casa mia.

…vai via…

…non voglio vederti mai piu!

………………..

…vendo anello di diamante purissimo causa…”realizzo”

Édouard Manet, Le déjeuner sur l'herbe


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Avanzi di chat (il pranzo della domenica)

Musica consigliata: Viva il papa con il pomodoro, Rita Pavone

Édouard Manet, Le déjeuner sur l'herbe, 1863

Édouard Manet, Le déjeuner sur l’herbe, 1863

Ammettiamo che siate arrivati in un sito d’incontri online per noia o curiosità, che abbiate compiuto tutte le procedure fin qui descritte. Ora vi tocca l’incontro con il/la prescelto/a. Siamo in Italia, paese del sole, del mare e del cibo. E chiaramente il cibo sarà il pretesto per conoscervi. Ma andateci piano, si inizia sempre con moderazione per poi proseguire in un’orgia di sapori qualora l’incontro sia particolarmente fortunato, voglioso e appetibile come un piatto di maccheroni o un’impepata di cozze.

Con la benedizione di tutte le fatine televisive dei fornelli, da Wilma De Angelis in poi, ecco come vi destreggiate abilmente senza sporcare una pentola, memori sempre che la bilancia è vostra amica e il conto è una formalità cavalleresca. Continua a leggere

Giorgio Gaber


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La cosa

Siamo inciampate in questo fiume di parole, è stato come un pugno. Ascoltate la magnifica voce di Giorgio Gaber che vi introduce a quest’ultimo week end di maggio. 

“L’amore è una parola strana. Vola troppo. Andrebbe sostituita. Non sarebbe meglio chiamarlo la cosa? “

Alberto Terrile, serie "Angeli"


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Voi Uomini

Musica consigliata: Fred Bongusto e Mina, Spaghetti a Detroit

Alberto Terrile, serie Angeli

Alberto Terrile, serie “Angeli”

«Voi uomini siete tutti uguali… » e la frase si conclude con un’enciclopedica produzione di insulti, aggettivi dequalificanti e rincorsa a colpe e comportamenti malevoli dimostrati da testimonianze schiaccianti e prove eloquenti. Lo abbiamo fatto tutte, con un amico o con il batticuore del momento, per scherzo sarcastico, per rabbiosa esplosione di un’incomprensione o a conclusione di un pomeriggio di amicali chiacchiere frivole e inutili. «Voi uomini», ovvero tu che in questo momento non comprendi più la mia lingua, non ce l’ho con l’intera specie, ma solo con te, capra incosciente o meglio montone mancato delle mie parole.

E l’uomo, che in quel momento si becca il tutto e non la parte di quanto – forse – gli spetta, vi dirà che le generalizzazioni sono quanto di peggio si possa ricevere, una forma di manifestazione grossolana del passato, di luoghi comuni e di pensieri che hanno un senso e un collegamento chiaro solo nella testa dell’altro, un’approssimazione per eccesso.

Come se ci dicessero che noi donne siamo tutte delle puttane, lunatiche, incostanti, pesanti e rompiscatole. Ci starebbe bene? Voi, donne che appena sentite nell’aria il ricordo en passant di un’altra caricate la lupara a pallettoni di sale grosso, voi che al minimo sguardo distolto o alla prima virgola più ricurva del solito avete già il sopracciglio che fa stretching per aggrottarsi e prepararsi alle nubi di una litigata. Continua a leggere