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Renato Guttuso, Bambini che giocano sugli scogli, 1950

Ferragosto

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Musica consigliata: Spiagge, Renato Zero.

Renato Guttuso, Bambini che giocano sugli scogli, 1950

Renato Guttuso, Bambini che giocano sugli scogli, 1950

Le feste comandate non mi sono mai piaciute. O almeno non mi piacciono più da alcuni anni. Perché sono comandate, perché sottendono l’idea del dover festeggiare per forza qualcosa, come se il pallino rosso sul calendario fosse l’interruttore del party.

A Natale l’animo vira verso la bontà frivola, ci indebitiamo per i regali, ci facciamo di dosi bulimiche di zuccheri e grassi vari, crediamo alla burla che dal trentuno all’uno sia una nuova corsa e non lo stesso giro. Così, a Pasqua, tutti vestiti di blu marinaro e pieni di primaverili speranze di rinascita. Poi ci sono le ferie d’agosto e lì ci si deve divertire, abbronzare, partire, viaggiare, sì viaggiare, uscire.

Ma chi l’ha stabilito che SI DEVE? 

Lo sappiamo tutti che la domanda è scioccamente retorica e che per molti quel periodo è un calvario.

Una strada obbligata di ritorno verso la meno urgente e pretenziosa normale routine.

Come la domenica pomeriggio, con il sole al tramonto e il silenzio ubriaco di malinconia e aspettative arrese, in cui sarebbe necessario un acceleratore per arrivare presto al lunedì mattina e alla sua sveglia.

E così, in questa estate che per molti non è un’estate, ma una sua attesa, con i giornali che non parlano delle Olimpiadi ma dei corpi olimpionici, delle loro fattezze e prestazioni altrove dalle gare; con le notizie che sono spesso soffocate dal gossip, per dimenticare il Paese che soffoca e affoga; con gli articoli che mandano in vacanza l’approfondimento critico e si centrano sull’autoreferenza dell’edonismo giornalistico o, all’opposto, sul nudo fatto senza il vivo condimento del pensiero; con la democratica possibilità di esprimerci ovunque: blog, forum, social network sperando che qualcuno ascolti, o meglio, legga l’opinione manifestata, e concordi o discordi con quella, ci rimane la piacevolezza del potere di una connessione internet e la speranza di un sentimento.

Quale sentimento?

Sarà per questo “niente” in cui siamo immersi che i siti di dating e le reti sociali solo ugualmente attivi in questo periodo, anche se la moglie e/o il marito sono in vacanza, anche se il “gggiovane” dovrebbe solo divertirsi e l’imprenditore/lavoratore stanco solo riposare.

C’è rimasta solamente la speranza di un sentimento.

Quale sentimento?

E lo sanno bene alcune campagne pubblicitarie di certi siti, nate a metà luglio e ancora in giro.

Ma che cerca questa gente connessa sempre, anche sotto l’ombrellone?

Non parliamo di amore, perché di quello ne stiamo ancora investigando sulla possibile utilità.

Ma forse di comprensione.

Con-prendere, prendere coscienza e conoscenza dell’altro e del suo pensiero con l’intelletto, con lo stomaco, con il tempo, con l’accoglienza. Includere. Contenersi vicendevolmente. Capirsi. Smetterla di parlarsi addosso, ma dialogare perché spesso tante parole non fanno un discorso ma solo un monologo.

In fondo, sentirci con-presi (presi fisicamente e intellettualmente da qualcuno, qualcosa, sorretti, presi insieme al nostro bagaglio fino a qui accumulato) non è quello che cerchiamo tutti?

Emozionarsi, così dicono gli insoddisfatti del rave party della vita.

Accendersi, così dicono i funzionalisti delle viscere.

Comprendersi.

Buon ferragosto, buone liete e divertenti vacanze a voi!

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Autore: Le Ocarine

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