Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca


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Risate pomeridiane

Seppur in mancanza di una valida legge elettorale per l’espressione democratica del Paese, tenuto in considerazione il momento di grave difficoltà, la pesante situazione sociale, l’estenuante protrarsi della crisi economica, l’impossibilità di una risoluzione lineare del futuro se non sperando nei Maya,  considerato il presente giorno come festivo, visto il suo cadere a conclusione del nono mese del calendario gregoriano, ben dodici anni dopo l’inizio del secondo millennio e la sua concomitanza con il genetliaco di Renato Fiacchini, noto ai più come Renato Zero, unanimemente ci vediamo concordi nel decretare come migliore, quanto bizzarra, chiave di ricerca della settimana “scegliersi la prima ocarina”:  perché, anche senza decidere per una delle scriventi,  si sa che un’Ocarina è per sempre e che la prima Ocarina non si scorda mai… tutto il resto è noia.

Ci preme sottolineare la nostra diversità rispetto  a “le ocarine di joan mirò”, altra chiave di ricerca settimanale. Se di quelle il/la ricercante non ha avuto fortuna nel suo indagare, inviatiamo il/la medesimo/a a sostare ivi, presso Le Ocarine de Le Ocarine: non ce ne voglia Joan Mirò, ma come sopra, un’Ocarina è per sempre…


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Come un palloncino

Meloniski da Villacidro, Acchiappanuvole

Meloniski da Villacidro, Acchiappanuvole

Una volta gonfiati con l’elio, i palloncini stanno, tutti insieme, appesi con un filo sopra la bombola o se ne vanno in giro svolazzanti al braccio di qualche bimbo e con quello tornano a casa. Dopo un pomeriggio di giochi, riposano in corridoio. In seguito si raggrinzano, perdono volume e la loro vita finisce dopo qualche giorno di sosta sul pavimento o in un angolo del cortile.

Ma succede anche che i palloncini volino via da quel braccio o dal carretto del venditore e, dondolando nell’aria, poi si perdano in cielo. Chissà cosa accade loro e a che quota esplodono.

Caterina ha trentuno anni, ha barcollato tra un lavoro e un altro, tra un uomo e l’altro, inciampando spesso in esperienze che non sapeva potessero capitare. Lisa ha la sua stessa età.

C’è una foto che le ritrae insieme all’asilo durante una recita, vestile di giallo mentre fanno il girotondo, davanti c’è Caterina con un caschetto alle spalle e un abbozzo di sorriso, poi viene Lisa con la stessa espressione severa che mantiene ancora oggi.

Sono cresciute nello stesso quartiere. Scuole diverse, amicizie diverse. Ora abitano a una casa di distanza.

Quando Caterina preparava i primi appelli all’università, Lisa si preparava al parto. Ogni tre anni ha ripetuto quell’esperienza, perché suo marito, Carlo, vorrebbe tanto una femminuccia. Lisa e Carlo sono una coppia da sempre, dall’adolescenza. Si sono incontrati quando lui è salito al Nord con la famiglia e non si sono più lasciati. A vederli insieme fanno uno strano effetto, lui è di costituzione robusta e compatta, piccolo di statura e con una pancia già abbastanza pronunciata, mentre la magrezza di Lisa è esaltata dalla sua altezza.

Caterina ha lunghi capelli mossi fino a metà delle spalle e ha mantenuto il bel sorriso dell’infanzia. Continua a leggere


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Amore liquido

Post-it (www.aab.altervista.org)

D. Anche l’amore liquido è una conseguenza del ’68.
R.
 Gli appuntamenti su Internet, gli incontri di una notte («one night stand»)… Tutto è una conseguenza. È facile: ti diverti, poi premi il bottone delete, cancella. E tutto sparisce.
D. Nell’attimo, però, la soddisfazione è maggiore. Si conoscono più partner, si accumulano esperienze di vita.
R.
 Sì, ma il punto è che, nel tempo, ciò che dà soddisfazione è innanzitutto collezionare esperienze su esperienze. Una volta ottenuto l’oggetto del desiderio lo si getta via, per ottenerne subito un altro.
D. Il mio iPhone, però, non è l’ultimo modello. E l’ho preso pure usato.
R.
 Stia tranquilla che, presto, anche lei lo getterà nel sacco della spazzatura, per averne uno nuovo.

E’ questo un estratto di una lunga intervista  al sociologo Zygmunt Bauman pubblicata sul quotidiano online Lettera 43. (link  all’articolo): una riflessione condivisibile che allarga il ventaglio di possibili spiegazioni sulla difficoltà dello stare insieme.

Altre notizie in Edicola.

Anna Marchesini, Merope Generosa


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Una patatina nello zucchero

Quante verità si possono trovare nello zucchero e quante risate dipendono dalle patatine…

Questo è il monologo di Anna Marchesini nei panni della sessuologa Merope Generosa e fa parte dello spettacolo teatrale “Una patatina nello zucchero” del 1999.

Buona visione.

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Steven Meisel per Vogue Italia, giugno 2011


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S, M, L – Botero oversize (Make, no mistake)

Steven Meisel per Vogue Italia, giugno 2011

Steven Meisel per Vogue Italia, Belle vere, giugno 2011 (http://www.vogue.it/magazine/cover-story/2011/06/belle-vere)

C’erano una volta i fianchi, il seno, il punto vita, il fondo schiena. La donna era fatta in quel modo, di morbidi incavi e piacevoli sinuosità. Per molto tempo, quelle voluttuosità sono state il fuoco ispiratore delle arti figurative, della letteratura, della musica e del cinema. Calamita per gli occhi, accensione dei sensi. Una magnifica visione.

Morbidezze diffuse con sapienza e disegnate con linee curve di raggio vario, partendo dalla caviglia, salendo fino alle cosce, all’allargamento dei fianchi subito ridotto dal punto vita e poi verso l’alto, lo spettacolo dei seni che amplia la vista e di nuovo su fino all’incavo delle spalle per poi parcellizzarsi nei dettagli delle labbra, degli zigomi.

In seguito uno stilista cattivo piallò i fianchi, spianò i seni, si dimenticò del fondo schiena, azzerò il punto vita. Venne fuori una mannequin, un’ottima gruccia per abiti e impermeabili, ma nessuna verosimiglianza con la donna vera, quella comune. Nonostante la spigolosità acuta del nuovo disegno, questo ottenne comunque un nutrito numero di fans. Ma lo stilista, oltre ad essere cattivo era anche di umore variabile, e dal suo diabolico castello griffato, iniziò a lanciare bozzetti so curvy o so straight a stagioni alterne.

La donna, una donna, si guardò allo specchio e dopo aver combattuto a lungo con quelle sue morbidezze, trovò con esse un compromesso capendo che, forse non era perfetta, ma che quelle erano le carte con cui avrebbe giocato la sua partita, vincendo a volte ottime manche e perdendone altre, senza curarsi troppo delle bizze dello stilista.

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Mamma mi compri la casa?


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Chi non lavora non fa l’amore (Mamma mi compri la casa?)

Mamma mi compri la casa?

Ci danno dei bambacioni quindi è bene farlo fino in fondo..
Se da piccoli chiedevamo alla mamma di comprarci il gelato (visto che non avevamo i mezzi per essere indipendenti) ora la provocazione è quella di chiedere un nuovo e quasi irraggiungibile bisogno riattualizzato…
(www.aab.altervista.org)

Così cantavano nel 1970 Adriano Celentano e Claudia Mori a Sanremo, in un’Italia attraversata da tensioni sociali di varia natura e all’incipit della stagione del terrorismo. Quasi negli stessi anni, era il 1974, Richard Easterlin sviluppò i suoi studi economici arrivando a teorizzare il paradosso che porta il suo nome. Si chiama appunto paradosso di Easterlin quello che ci protegge dall’invidia verso i Paperoni. Secondo l’economista americano, reddito e felicità aumentano assieme fino ad un certo punto, dando spazio all’ipotesi che le persone più ricche non siano necessariamente più felici.

Le spiegazioni al paradosso sono sinteticamente rintracciabili nell’esperienza comune. Con il reddito crescono anche le ambizioni e i desideri, mentre la felicità rimane una questione di appagamento temporaneo e di confronto personale (tra quello che ho e quello che vorrei) e di comparazione social(una competizione, un paragone, tra me e gli altri). Ovvero un nuovo abito o una nuova auto avranno un effetto positivo di breve durata e relativo al raffronto con gli altri; svanito quello si cercheranno nuove fonti di soddisfazione.

In altri termini, il paradosso è così sintetizzabile: la felicità è proporzionale al reddito fino ad un certo punto, in seguito al quale decresce seguendo una curva ad U rovesciata. Secondo le ultime ricerche quel punto è da trovarsi nella cifra di 3500€/mese. Sono queste le colonne d’Ercole della felicità oltre cui è inutile andare poiché la soddisfazione/la serenità non aumentano. Continua a leggere


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Who do you love?

Quando ci s’iscrive ad un sito di dating che abbia come obiettivo l’incontro, la prima difficoltà da superare è quello nei confronti del mezzo, che spesso sconta il pregiudizio dell’artificialità e viene considerato come l’extrema ratio di una situazione disperata. Ovvero in molti (i fortunati dell’amore-eterno-finché-dura, gli ignavi della connessione o i veri fans della vecchia maniera) guardano con ritrosia lo strumento del web per incontrare l’anima gemella, o qualcuno che gli si avvicini. Verosimilmente è un’opportunità: non è detto che funzioni, non è detto che sia fallace.

Di seguito trovate dati, parole, grafici e impressioni su quello che riguarda i social network e i social dating.

Ma rimane l’interrogativo: who do you love?

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