Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

Elliot Erwitt, Jackie Gleason, 1944


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Risate abusive

Un commosso grazie per le risate fragorose, un caro ringraziamento al limite delle lacrime, un gioviale benvenuto su queste pagine, un caloroso applauso poco prima dell’ovazione per colui/colei che cercando oggi “uccidere abusivo casa mia” è incappato in questo blog.  Tanta originalità prossima allo squilibrio non può che essere segnalata, poiché dimostra come l’abusivismo sia una piaga tutta italiana, non ancora sconfitta legalmente, contro la quale ognuno si arrabatta come meglio crede. Segnaliamo per tanto la sezione apposita  qui presente, e ricordiamo che l’abusivo può trovare ivi rifugio nella scrittura. Di nuovo grazie per la spontanea, quanto inaspettata, risata.

PS: Semmai qualcuno si perdesse di nuovo, queste sono le chiavi e l’indirizzo giusto per tornare su queste pagine.

Joe Colombo per Kartell, sedia impilabile, 1967


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La sedia di plastica

Una sedia è sempre una sedia. Di plastica, di legno, di metallo.

Joe Colombo per Kartell, sedia impilabile, 1967

Joe Colombo per Kartell, sedia impilabile, 1967

È una seduta. Anche chiamandola “quel gentil giaciglio per le mie terga allorquando necessito di un’adeguata postazione per le faccende di lavoro, di nutrimento, di dialogo o per infinite facezie di natura varia”, la sedia è sempre una sedia.

Nel 1953, Giulio Natta scoprì il polipropilene, una plastica appartenente a una famiglia di materiali assai più ampia. Le materie plastiche, appunto. Con questa scoperta, che valse a Natta il Nobel, e con il seguente sviluppo delle ricerche sul medesimo campo – a dire il vero già avviate anni addietro – il vivere quotidiano fu davvero rivoluzionato: dalle calze di nylon per signora, ai contenitori per il cibo, alle case prefabbricate in “plastica”. Qualsiasi oggetto, qualsiasi prodotto, è pensabile se non addirittura realizzabile e/o realizzato in “plastica”, internamente o per componenti. Grazie alle materie plastiche, il design italiano ha conosciuto la sua stagione più elevata con una produzione leggendaria che ha eletto alcuni tra quei prodotti alla soglia di classici contemporanei. Una stagione coronata con la mostra del 1972 tenutasi al Moma di New York, dal titolo: “Italy. The new domestic landscape”. Come dirà il suo curatore, Emilio Ambasz, quella fu una mostra per certi versi non più ripetibile.

Innovazione. Creatività.

In alcuni settori l’innovazione è un semplice riciclo.  Continua a leggere