Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

David Burliuk, Pescatore giapponese, 1921

Gamberi

1 Commento

David Burliuk, Pescatore giapponese, 1921

David Burliuk, Pescatore giapponese, 1921

A volte ci si sente come Forrest, Forrest Gump, mentre, intento all’apprendimento della disciplina militare, si trova ad avere come sottofondo il compagno di armi, Bubba e la sua orazioni culinaria su come un gambero possa trovare la strada dalla padella, alla forchetta, (leggasi anche dalla padella alla mascella).

«Comunque come ti dicevo, il gambero è un frutto del mare e lo puoi fare sia arrosto, che bollito, grigliato, al forno, saltato. C’è lo spiedino di gamberi, gamberi con cipolle, zuppa di gamberi, gamberi fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi con le patate, gamberi al limone, gamberi strapazzati, gamberi al pepe, minestra di gamberi, stufato di gamberi, gamberi all’insalata, gamberi e patatine, polpette di gamberi, tramezzini con i gamberi… E questo è tutto».

Alla fine, una buona ricetta prevede sempre gli stessi ingredienti di base: la genuinità e la freschezza del prodotto, la maestria del cuoco e commensali di buono spirito e gusto. Ma si ricordi che un gambero è pur sempre un gambero, prima ancora della sua ricetta.

In certe occasioni, ci si sente come Forrest, Forrest Gump alle prese con la litania del gambero, allorquando un uomo parte con la sua personale orazione lagnosa sui trascorsi amorosi.

E’ infatti vero che molti uomini, certamente non tutti, hanno quel maledetto vizio di raccontare all’inizio di una conoscenza, ai primi passi di una relazione, agli esordi di una qualsivoglia ipotesi di legame, di colei che fu.

Con gergo moderno, le avvisaglie di questo straziante racconto partono con la locuzione “la mia ex”, altrove nota come colei che mi ha spezzato il cuore o con cui intrattengo una relazione non tale, similare potenziale. Insomma, quella gran Beatrice di una donna che non posso non nominare in una conversazione partita da una disquisizione cinematografica mentre mi trovo di fronte o dall’altra parte dello schermo con una diversa fanciulla.

Questo atteggiamento è meritevole di alcune ponderate, ironiche e veritiere riflessioni.

A parlar di colei che fu nulla si ottiene da colei che è, quanto meno in presenza, ora ad ascoltarvi, secondo la famosa regola dell’amico, ovvero quel motivetto sciocco sciocco di qualche anno fa che ricorda un fatto ovvio. All’alba di una frequentazione potenziale o in fieri, nessuna donna ama questo genere di racconti. Tal fastidio è irritante come quella foglia di ortica che sbuca malevola, quanto innocente, dal sentiero a lambire le caviglie nude in una giornata calda d’estate, laddove la fonte d’acqua è lontana o assente e nel frattempo  la pelle si infiamma. In codesto frangente, quando ella che fu compare nel discorso, una donna vede la propria femminilità e la propria sensualità essere scansate di peso in favore di una camicia a quadri, una logora maglietta della salute e un boccale di birra: amici da bar, compagni di bevute, ehi ieri l’Inter che ha fatto?  E se questa trasformazione tragica è scampata lo si deve solamente all’autocontrollo e alla pazienza di ella che è, la quale dopo un iniziale momento ombroso, chiuderà la conversazione preferendo dibattere della propria disastrosa situazione previdenziale piuttosto che sentire ancora una sillaba su ella che fu. Nulla oltre ciò si può chiedere o si sta cercando. E se nulla si vuole, che meglio si faccia a dedicarsi alla cura delle piante grasse o dei gerani sul balcone.

La stessa sensazione di orgoglio passato nelle ortiche la si ottiene parlando di esibizioni sessuali, capitomboli da letto, rotolamenti ignudi da automobile, ascensore, tavolo, bagno o qualsivoglia altro luogo in cui il presente narratore vanta di aver dato sfoggio delle sue qualità e potenza amatoria.

Sono questi discorsi noiosi e nient’affatto produttivi alla conquista del favore sessual-amoroso di una donna, o almeno di una certa tipologia di donne. Evitate quindi di parlare di colei che fu e di quello che fu con ella.

Non considerate prassi buona quell’abitudine politica di tutti gli italici governi, anche di quelli tecnici, di non prendersi mai carico del presente senza menzionare le colpe della precedente maggioranza. Se siamo messi male, è colpa di questo, quell’altro e quest’altro motivo, ma anche del governo che ci ha preceduti. Salvo poi smentita seguente a ripicca, e tendente alla precisazione imprecisa della colpa, che non è proprio dell’ultimo governo ultimo, forse del penultimo, forse terzultimo, forse quart’ultimo. Insomma il merito del disastro è di tutti e di nessuno.

Ecco, evitate quest’atteggiamento, poiché è ovvio che per giungere al presente sia stato necessario attraversare il passato remoto e il passato prossimo. Sono quelli tempi specificati da aggettivi lampanti nella loro vicinanza al sostantivo, e sono anche modalità verbali che si usano allorché un’azione è conclusa, parimenti ai termini come ex, ella che fu, ei fu. Ovvero, colei/colui che ora è fuori da un sentimento, poco importa il contorno della situazione. Smettete quindi di occuparvi delle e degli ex, se volete parlare di futuro.

Poiché ricordate bene che per ogni Laura che non c’è, che è andata via, esiste sempre un Marco che reso vuoto il treno delle 07.30, un ferroviario cuore di metallo suoi binari. Sappiate dunque che parlare degli assenti è prova di cattiva educazione, mancanza di tatto e di innumerevoli altre qualità.

E se il cuore ancora duole – maledetta rima baciata, mai dimenticata! – valga il consiglio di suggerire una buona colla per la riparazione o un bravo fabbro o un fornito robivecchi. Un cardiologo al limite, ma che non sia un demagogo del proverbiale detto che ha a che fare con i chiodi scacciati da altri loro simili, poiché quello fa il medico e poco sa di muri, della loro consistenza e di ferramenta minuta, se non per bricolage domestico.

Se non siete pronti a lasciare colei/colui che fu laddove lei/lui  vi lasciò o dove voi la/lo lasciaste, non trascinatevi claudicanti altrove. Stati fermi lì. Se non sapete fare di meglio che nominar il passato, godetevi la vostra depressione in solitudine o cercate un caro amico, possibilmente di vecchia data, che sia il kleenex per le vostre lacrime o l’orecchio interessato ai vostri racconti di soggetto monotematico: l’ex. O i gamberi.

Ordunque, cari nostri, conoscete altre ricette per cucinare i gamberi?

NB: La stessa dissertazione dicesi valida per tutti coloro che, indipendentemente dallo stato civile, cerchino i favori di una donna. Non nominate invano il dolore e le colpe che derivano dal vostro attuale o passato legame: non ci interessa. Il reparto crocerossine per i danni (qualora siano tali) altrui  è da ritenersi soppresso per mancanza di fondi, risorse, mezzi, competenze, volontà e strutture. Insomma, se so magnati tutto e non c’è rimasta neanche la pietas per una moneta fuori corso e pure senza alcun valore numismatico.

Autore: Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

One thought on “Gamberi

  1. Un caro amico delle Ocarine da blog consiglia la ricetta di questa canzone per una perfetta relazione.
    Con i bei peccati succede sempre…
    Grazie.

    "Mi piace"

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