Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

Groucho Marx

Esegesi di un “disturbo”

4 commenti

Groucho Marx

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Se cercate qualcuno – chiamiamola anima gemella, compagnia (occasionale) di nudità, ascoltatore dei propri pensieri, compare di bevute, amico di penna – di che mezzo vi servite se non di una connessione e di un motore di ricerca social? Già in passato vi avevamo fatto sorridere con un post, quello che comparirà cliccando qui (sì qui!), che cercava di comporre con ironia l’esatto abbinamento tra la domanda e l’offerta, l’outfit giusto per l’occasione d’uso dei vostri sensi.

Tuttavia potremmo procedere con una generalizzazione, basata sulla dinamicità o la staticità del profilo che si è chiamati ad avere.

I social network specifici sull’argomento fornisco all’utente un profilo statico: una volta compilato, così rimane per lungo tempo, a meno di non soffrire di disturbi della personalità, anche detta noia virtuale del proprio io o lussuria della povertà. In tale ambito, accade raramente di trovare profili muti e poveri, senza parole e immagini: una totale avventura al buio, nient’affatto sociale come inizio. Il target medio, talvolta mediocre, imbastisce però due mezze parole, accompagnate da almeno un’immagine. Vogliamo fare qualche esempio di questa tipologia? Meetic e tutti quelli che a questo logo con due cuori e una capanna assomigliano.

I social network che danno al termine social una sfumatura più ampia, quindi generica, hanno invece un profilo dinamico, in cui potete raccontare qualsiasi futilità: dai peli del gatto alle rughe della lumaca. Urlate sempre più forte, citando spesso frasi, musiche e articoli di altri come se foste dei novelli Cristoforo Colombo, che appena sbarcati presso il nuovo Mondo, trovano già patatine fritte, hamburger e suv su autostrade a sei corsie, tra grattacieli e deserti. Facebook, è l’ovvietà di riferimento.

Molti lo usano come strumento per agganciare un’altro/a, laddove il rapporto tra l’offerta più ampia non fa crescere esponenzialmente le percentuali di riuscita, bensì viaggia con passo costante assieme all’incertezza dell’incontro, come in un social network specifico. La differenza tra la specificità di una rete e la genericità dell’altra risiede nel costo d’accesso e nel “comune” interesse di chi partecipa alla prima rispetto all’uso più ampio della seconda.

In ogni caso avete davanti qualche informazione sull’altro. Ora come vi approccereste a quello/a se una virgola o un pixel vi hanno attratto? (Non contattate qualcuno/a solo perché del sesso opposto o uguale al vostro. Dovrà pur esserci altro oltre al contenuto qualunque di una mutanda, o no?)

Che ne dite di un “Ciao, disturbo?” 

Groucho Marx

Groucho Marx

Non sia vostro l’azzardo di esordire con una simile pochezza. Non vi sia proprio l’intendimento manifestato da cotanta semplicità. Non sia di vostra proprietà l’idea di iniziare una conversazione con quell’incipit. Vi state rivolgendo a chi in potenza potrebbe essere la madre (il padre) dei vostri eredi, la donna (l’uomo) dei che vi farà ribollire il sangue di desiderio, la mente che combacia precisamente con la vostra.

Perché presentarsi ad un colloquio con le camicia macchiata o ad un appuntamento con un pessimo odore addosso?

Dichiariamo subito che, nei social di tipo statico in quanto al profilo, quello è l’approccio più diffuso: variegato come una dolce amarena con cuoricini, punti esclamativi, fiori e rose. Di conseguenza, se dall’altra parte c’è un’Oca, somigliante a quelle di questo blog, ovvero dotata di un minimo di spirito, vi risponderà così: “Certo che disturbi!”, lasciandovi fermi al palo con i cocci rotti del vostro mancato godimento estatico, meditativo, sessual-sentimentale.

Iniziate in maniera differente, briosa, intelligente, piacevole, attraente. Fidatevi del buon uso delle parole, della loro potenza e del loro fragile peso grave, come quello che si avvertirà leggendo qui. Avete un profilo, due righe e un’immagine o, in alternativa, l’attualità a cui tenersi saldi come dei sopravvissuti a una sciagura, o degli Italiani con un po’ di dignità.

Sai nulla delle massime registrate oggi a Bolzano? E a Caltanisetta credi che pioverà mai?

Sei seduta al tavolo di un bar e ti accorgi che un uomo dall’altra parte ti sta fissando cosa fai?

Pare che alle prossime elezioni, si candideranno anche i Take That, riuniti e sciupati, sia per il centro destra sia per il centro sinistra. Che ne pensi?

Come ci stanno quattro elefanti in una cinquecento?

Ti sei mai chiesta se la precedenza a destra non sia tutto un placido espediente per impedirci di risolvere la diatriba tra l’uovo e la gallina?

Se proprio il senso dello humour vi ha abbandonato, come da tempo ha fatto l’idea della vostra pensione, siate fedeli lettori e lettrici delle freddure della Settimana Enigmistica o aggrappatevi, coraggiosi e forti, a quello che vi appassiona. Parlate di voi, iniziate con leggerezza da qualche cosa di vostro. Non esibitevi però nell’omelia delle vostre disgrazie, mantenete le distanze dal fio e dalla povertà di un “Ciao, disturbo?”.

Perché tanto accanimento? Ecco spiegato. Useremmo un “Ciao, disturbo?” nel chiamare al telefono un amico mentre sta lavorando, per una questione di una certa gravità, una forma colloquiale e non pretenziosa verso chi è già nella nostra rete confidenziale. Non di certo come invito per entrare nell’intimità di una persona che ci interessa.

È banale, impersonale, insipido, sciocco, stupido, insensato, casuale, sciatto. E voi siete così?

Inoltre cosa associate al termine disturbo? Non ha una connotazione negativa, non è sinonimo di fastidio? Cos’è un disturbo per voi?

Groucho Marx

Groucho Marx

Il ciclo mestruale, la pioggia senza ombrello, le calze smagliate, il mal di stomaco e il mal di testa, una cartella delle tasse, una questione non affrontata, un ospite logorroico alle 03:47 di lunedì notte, la zia dall’alito pesante, la nonna con i baffi, il gesso alla lavagna, i calzini bianchi e corti di un uomo, la pulizia del water, il copriletto in molte stanze d’albergo, il cd che salta all’ascolto, le cuffie che non stanno nelle orecchie, il telecomando distante, un libro dalle pagine ruvide, l’ostentazione, una zanzara fuori stagione, il tentato sorpasso a destra presso un incrocio in curva, il terzo piano senza ascensore, la faccia di quasi tutti i politici italiani, il candore vuoto di certi articoli retribuiti all’autore, la saccenza, una spigolatura sarcastica non necessaria, i noccioli delle olive, i grumi nella crema pasticcera, la prima fetta di salame, lo yogurt che rimane ai lati del vasetto, le coperte dispettose e i piedi freddi, le briciole non raccolte, le promesse piccole piccole non mantenute, le acrobazie fatte per riprendere un oggetto caduto dietro a un mobile, il bricolage televisivo, lo sfarfallio di una lampadina, il chew-gum masticato con ignoranza, il profumo eccessivo, la commessa che crede all’utilità del suo aiuto non richiesto, le labbra rifatte, una voce che cigola, pigola o stride, i cassetti non chiusi, i ringraziamenti omessi, lo sconto su tutto e il valore di poco, una fila senza motivo, i luoghi comuni e quindi la stupidità diffusa.

E con queste premesse vorreste convincere l’altro/l’altra a uscire con voi per uno scopo qualsiasi? Non siate folli, abbonatevi alla Settimana Enigmistica o iniziate a leggere un buon libro. Vanno bene anche i fumetti perché ricordate che Groucho Marx a volte è più affascinate di Dylan Dog, e che gli incontri migliori sono quelli che hanno come premessa almeno un cervello in funzione.

Autore: Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

4 thoughts on “Esegesi di un “disturbo”

  1. Ho letto con molto piacere L’Esegesi di un “disturbo” e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Per la forma di esprimersi: diretta, intelligente, acuta e… mi mancano le parole: non ti lascia molto spazio per fermarti a pensare. Un pó insistente – a me almeno ha fatto questo effetto – cercando di scuotere il lettore destinatario di questa proposta, a liberare la mente dai propi schemi, a uscire da un letargo difensivo, forse da una abitudine mentale. Stimolante è la parola che mi viene immediatamente, e che stavo cercando prima.
    Non sono frequentatore di blogs, non cerco opportunitá; mi interessano le persone, le loro idee, e la sintesi che, durante la loro vita, sono riuscite a fare, tra gli ideali personali e l’incontro-scontro con la realta quotidiana – spesso molto dura -. Da questo incontro credo, nasce il racconto personale, che è anche il contributo individuale – unico e irrepetibile – che ognuno di noi è invitato a dare alle persone con le quali vive, si relaziona o (meraviglia del caso, la fatalitá o ché ne so…) si incontra, nel momento meno pensato, né opportuno.
    Non posso chiudere senza ringraziarvi, Ocarine, per questa iniziativa (blog) veramente intelligente: un dono per chi lo possa e sappia apprezzare. L’intuizione che vi ha spinto a realizzarlo, spero si mantenga nel tempo, e rappresenti per molti e molte, uno spazio di scambio, di riflessione e di crescita.
    A presto,
    Roberto Antiseri

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  2. Caro Roberto,
    ora sei tu a lasciare noi senza parole.
    L’unica cosa opportuna da dire forse è “grazie”.
    Grazie per i tuoi complimenti, grazie per aver apprezzato il nostro modo di scrivere e i nostri contenuti mostrando lo stesso gradimento nei nostri confronti.
    Grazie per l’augurio che ci fai.

    Questo blog è nato con un obiettivo molto chiaro: raccontare, in maniera ironica e divertente, le nostre avventure online, una sorta di “guida all’uso” degli strumenti di incontri online, che altro non sono che una rappresentazione dei rapporti uomo-donna.
    Poi, col tempo, i contenuti si sono allargati e anche il blog ha seguito i nostri umori e le nostre fatiche.
    Perché la vita non è fatta solo di incontri online, ma anche di lavoro, di famiglia, di amici, di incontri reali…
    Perché, come giustamente dici tu, dietro ad un blog ci sono delle persone, con una storia e dei sogni.

    Non sappiamo come tu sia approdato alle nostre pagine, ma la tua visita e il tuo commento ci hanno fatto davvero piacere.
    Speriamo continuerai a seguirci.

    A presto,
    Le Ocarine

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  3. Questo post è splendido! Divertente, irriverente e profondo, come sempre ma più equilibrato che mai! Complimenti! La descrizione delle piccole cose mi incanta sempre, soprattutto se è così lieve. Il “disturbo”, che non è un dolore o una malattia. Siamo troppo spesso abituati alle definizione estreme, all’aggettivo pesante e definitivo, all’ultima parola che ci dia la definitezza, il confine di quanto affermiamo. Sono invece stupende quelle parole “mediane”, che, come nel caso della vostra esegesi, spesso usiamo con distrazione e poco rispetto. Dire “disturbo” per non dover dire nulla, solo per lanciare un sasso e ritirare la mano, è davvero fonte di disturbo. Quanto spesso usiamo parole “mediane” per riempire lo spazio tra parole “estreme”, senza considerare che i nodi nei ricami dei nostri pensieri espressi sono proprio quelle parole che usiamo distrattamente. Una maggiore attenzione a queste parole medie e caute forse ci porterebbe a una formulazione più cauta e continuativa non solo del nostro parlare ma anche del nostro pensare. E basta pensare quanto spesso in amore sono proprio le parole “mediane”, quelle del vero confronto, a risolvere l’imperizia manifestata dalle parole “estreme”, che sono sempre esplosioni di cui non si conosce la gittata.
    E insomma, spero di non aver “disturbato” con la mia esegesi del linguaggio “mediano”.

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    • Ti ringraziamo per le parole buone verso lo scritto e gli incoraggiamenti per queste Oche.

      Non possiamo che essere d’accordo con te nel sostenere che una maggiore attenzione verso l’uso di parole dal significato mediano, equilibrato, pertinente e sensato potrebbe essere la via per un dialogo pacato e dal senso profondo, che non ricorre agli eccessi per diventare autorevole, evidente o piacevole.
      Le migliori conversazioni online, lo scambio di email come le chat istantanee, sono quelle che si accordano per spontaneo e comune sentire su un vocabolario e un modo di rapportarsi che sia condiviso e stimolante per ambedue le parti in causa, che faccia nascere la voglia di dire ancora, di ridere di vedersi, di proporre nuovi argomenti. Un po’ quello che abbiamo cercato di raccontare in questo post da dueoreventicinqueminuti.
      In quel dato contesto, quello di una piacevole conversazione virtuale che in molti casi si mantiene tale anche nell’incontro diretto, la bravura dello scrivere è paragonabile all’andare su un tandem, ovvero si pedala in due, poiché da soli non si può nulla di fronte a un “ciao, disturbo?”. La preistoria di ogni relazione inizia con il salire su quel tandem e vedere se si guida con lo stesso ritmo, intensità e verso la stessa direzione.

      Ma più in generale la validità del concetto delle parole mediane dovrebbe tornare a essere applicata in un contesto sociale assai più ampio, quello relazionale in senso esteso, scampando banalità, cortesie frivole, urla, insulti, esagerazioni, esasperazioni, “ciao, disturbo?”. Le conversazioni sarebbero molto più proficue e serene, soprattutto se si torna ad usare una parola ormai desueta: grazie. Sembra che sia tanto piacevole da dire, quanto rincuorante da ricevere.

      Grazie per il commento.
      Le Ocarine.

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