Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

Francesco Musante


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Breviario semiserio per amanti occasionali, sentimentali cronici e lettori distratti

Dove eravamo rimasti: ovvero se voi vi fate la domanda, noi abbiamo la risposta

Il nuovo calendario, si sa, è un motivo per fare luccicanti promesse e scrivere una lista di favolose intenzioni. Ognuno sceglie se credere o illudersi che il re-start convenzionale – quello del prossimo 31 dicembre – possa anche essere personale e, quindi, ripartire con slancio e motivazione per incasinare nuovi giorni. Per l’anno prossimo vorremmo essere forse tutti più sereni, contenti, appagati e quieti (davvero?), cioè dimagrire nei punti giusti e ingrassare nei luoghi leciti; arricchirci di aggettivi (retorici, realisti, ironici), o arricchirci e basta; avere nuove storie da raccontare, diverse bugie da imbastire e rispettare lo spirito di curiosità con quanto ci solletica l’intelletto e il gusto. Scamperemo la sfortuna di multe, conti arretrati, ingiustizie e casi negativi, allontanando la sindrome di Fantozzi per almeno quattro quinti dell’anno.

Prima di buttarci a capofitto nel futuro, riteniamo sia il caso di ricordare il passato con un succulento riassunto e i peggiori errori dell’anno in quanto a relazioni, rapporti, dialogo, comunicazione, interazione con l’altro sesso o con il proprio (riflessivo o parallelo che sia nell’intento). Continua a leggere


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Dite cheese (ciiis)!

Keith Richards, fotografato da Deborah Feingold

Guardando questa foto, le reazioni possibili vanno dall’indifferenza schietta all’ammirazione adorante, dalla notorietà riconosciuta alla tranquilla ignoranza. Potete sapere chi sia quest’uomo, cosa abbia fatto e adorarlo per quello, così come ammirare la bontà fotografica dello scatto e non andare oltre quella.

Non è importante chi sia il soggetto in questione e la sua biografia, poiché è l’attrazione quanto interessa ora alla redattrice di questo breve (almeno nelle intenzioni) post. Chissà per quale arcano potere, per quale movimento epidermico non scientificamente scomponibile, questa fotografia in particolare muove un fatale interesse verso l’uomo ivi ritratto. Altri scatti del medesimo raccontano del suo carisma, del suo sguardo ferino, della natura incline alla violenza o alla delinquenza, o al contrario lo ritraggono in pose di relativa pace e narcotizzata calma. Non è un bell’uomo, non è un divo pubblicitario, non è il coscienzioso padre di famiglia delle pubblicità dei biscotti o delle assicurazioni. Sfrutta il luogo comune del fascino del cattivo ragazzo, di una faccia che ha qualcosa da dire, di occhi penetranti e del fottersene del resto del mondo, o meglio della schiettezza sfrontata del talento prossimo a raggiungere la delinquenza. Ma è solo una foto, che per quanto sia ben riuscita è oggetto di una personale lettura e non va oltre i pixel che la compongono. Continua a leggere

Rosalyn Drexler, Kiss Me, Stupid, 1964


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I wanna be your man

Riprendiamo ora il nostro racconto sulle stranezze del dating online. Vi abbiamo più volte presentato le bizzarie degli incontri, degli approcci e prima ancora degli annunci, ricordandovi la carenza evidente di fantasia e di pensieri chiari a sorreggere la ricerca e le intenzioni. Tutto questo è vero indipendentemente dal sesso dello scrivente, dalla sua formazione, dalla sua professione, dai suoi gusti. Insomma la stupidità non si formalizza, ma è forse l’unica cosa equamente distribuita.
Ed ecco perché il motivo che ci ispira oggi parte dalla stoltezza del genere femminile e da come le nostre compagne di genere si presentano online. Se ci fosse un senso di equità, coloro le quali scrivono questi profili sarebbero le giuste compagne di soggetti con le medesime capacità espressive, di raziocinio e di azione. Ma non sempre esiste l’happy end favoloso, se non nelle pubblicità del Mulino Bianco.
Dopo questa lettura, abbiamo compreso come i complimenti rivolti alle Oche online non siano assoluti rispetto alle loro qualità, bensì relativi al confronto con le altre, ovvero una vittoria facile contro un avversario non interessante.
Buona lettura.


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Paura

C’era una volta una ragazza a cui capitò di vedere un millepiedi in casa, saltò repentinamente sul tavolo del salotto e iniziò a urlare. La sua amica prese un bicchiere di plastica, ci fece entrare l’animaletto portandolo poi alla finestra per accompagnarlo all’uscita. Quest’ultima però aveva un sacro terrore per gli aghi, le analisi del sangue e il colore di quello, tanto che il suo corpo s’irrigidiva ogni qual volta le toccava una simile prova, costringendosi da sola a guardare il muro. Un’altra invece temeva di non sapere come affrontare il futuro. Da qualche tempo non leggeva più il suo estratto conto, vivendo di somme e d’ipotesi negative poiché aveva perso ogni paracadute.

Paura: la considerazione della propria condizione rispetto al futuro sociale, famigliare, affettivo, economico, previdenziale, lavorativo. Paura ovvero impotenza, o anche ignoranza. Non sapere cosa fare rispetto a qualcosa che non si conosce, che s’ipotizza similare o opposto a quello che è invece noto. In alcuni rari casi è timore frizzante, paura lieve: il primo contatto con l’altro, la prima ammissione, una risposta positiva, l’accoglienza. Piacevolezze che per diventare tali passano prima per uno stato di trepidazione. Continua a leggere


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Figli delle stelle

Toro, 13/19 dicembre 2012:  La prossima settimana faresti bene a prendere atto della tua vulnerabilità, della tua non infallibilità, e della tua quota personale di tenebre del mondo. Se rifiuterai di farlo, per pigrizia o per paura, temo che rafforzerai uno status quo da cambiare. Rischierai di giustificare i tuoi errori, di aggrapparti a un falso orgoglio e di evitare sfide che potrebbero renderti più intelligente e forte. Cerca invece di essere coraggioso e disposto a vedere quello che è difficile vedere. Se sceglierai di esplorare le parti più deboli e meno mature della tua personalità, sarai ampiamente premiato.

(Tratto da Internazionale, laddove forse per tipologia di blog e umore del momento si preferiva la predizione di un mese fa, ovvero questa).

Buttiamola sul ridere, perché a essere seri non c’è proprio nulla da ridere. Visto che con tutto il resto non ha funzionato, non funziona, non funzionerà, proviamo a prendercela con le stelle. In fondo, dopo la madre che è sempre certa, siamo tutti e pur sempre figli delle stelle. Continua a leggere


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Ma vai a fare il pane

Come si genera un equivoco in una chat? Come si sfoga la frustrazione? Come si sbaglia completamente approccio? Le domande più giuste sono quelle di natura positiva, ovvero come si finalizza una conversazione ad un incontro? Ci si riesce riscontrando da ambo le parti una sana voglia di continuare dal vivo quello che si è iniziato online. E’ solo questione di voglia, assente o presente. Il desiderio è pero un caso positivo quindi da costruire, dimostra invero una certa difficoltà realizzativa. Il suo contrario è molto più facile. Tralasciando per un attimo le difficoltà relazionali di un incontro e del renderlo una conoscenza estesa nel tempo, attestiamoci sulla fase precedente con un valido esempio, anziché con le solite parole. Ecco cosa è successo davvero.  Continua a leggere