Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

Loius Stettner, Central Park, New York, 1997


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…And more (ovvero quando la mamma urla: vai-piano!)

And more, come l’oggetto di una scambio virtual-epistolare che potrebbe durare per 122 e-mail e poi concludersi nella polvere, al pari di un pacchetto di farina quando quello decide per l’auto-implosione previa esagerata vicinanza con il pavimento. E ancora, come la mamma che sull’uscio di casa non può esimersi dall’(in)utile raccomandazione vai-piano-mi-raccomando, mentre si sa che la prole, cui è stata rivolta la raccomandazione, adotterà la velocità più consona avendo tra le mani il potere della guida di un’auto e sapendo inoltre che l’andatura scelta, anche sfiorando i 43 Km/h in tangenziale, sarà sempre eccessiva per la mamma seduta sul sedile posteriore in preda ad attacchi d’ansia e panico, figurandosi già un futuro nei circuiti internazionali automobilistici e flaconi di valium per calmare lo stress.

Vai-piano- figlio/a mio/a-mi raccomando.  Continua a leggere


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Risate sanremesi

Sfuggito alla grazia di Sanremo, ma non scampato al clamore di un blog che del festival non è da meno, siamo qui a celebrare lo stupore delle ultime domenicali ore. Poiché tra le tante motivazioni del cercare che nel web trovano soluzioni niente male, lampeggia tra le chiavi di ricerca una frase arlecchinesca come una dichiarazione in lingua tedesca: “video toccamenti invadenti”.

Oh cari nostri affezionati lettori, che scioglimento serve ai vostri pudori? Che rimedio cercate ai vostri languori?

Semmai fosse quello il delizioso titolo di un testo di un rapper fatto di fibra e di rivoluzione, è meglio dire che di cotanto contributo invadente e per nulla divertente non v’è d’esistere alcuna motivazione. Ma perché mai cercare virtualmente quello che fino a poco tempo fa produceva egregiamente la mano sotto la guida della propria (o altrui) mente? Ci siamo persi la fantasia o è tutta colpa dell’eccesso di virtual democrazia?

Certo è che speriamo abbia trovato pace chi ascolta simil presunte canzonacce  poiché la sua immaginazione da tempo tace.

Da leggere ancora:


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Rockstar

A volte scrivere è un esercizio osmotico. Si ha qualcosa da scrivere se c’è  qualcosa che si è vissuto, oppure la scrittura diventa un gioco tra due persone, un rimpallarsi di situazioni, di rimandi e di battute: tanto meglio si scrive quanto più si ha dall’altra parte un interlocutore che stimoli, solleciti, solletichi e faccia venire voglia di buttar giù quattro parole sciocche sciocche.

L’esercizio di questo blog è quello di raccontare/narrare/confrontarsi, ma non sempre si ha qualcosa da scrivere. Non è detto che si debba continuare all’infinito all’insegna del motto con cui politici e le rockstar non mollano la poltrona e il microfono: “ho tanto ancora da dare e da dire”.

Sarebbe a volte meglio andarsene, mollare la sedia e il palco, e lasciarsi ricordare come dei maledetti, quanto fugaci ed innovativi, geni del rock o politici integerrimi. Certamente meglio ancor sarebbe morire a ventisette anni come fanno i veri geni della musica o essere vittima del momento come negli anni di piombo. (Precisasi l’intenzione iperbolica della precedente frase, ndr). Semplicemente scomparire affinché tutti ci ricordino come “quelle care e brave Oche da blog”, come accade ad ogni funerale con la salma del brigante ancora calda. Più semplicemente, non è detto che durare sia sinonimo di qualità perché alla fine anche nella cinquantennale discografia degli Stones ci sono pezzi irripetibili ma anche motivi che tornano e ricordano quella o quell’altra canzone di vent’anni fa: le note sono sempre sette, così come le storie per quanto assurde e leggermente variabili sono sempre abbastanza ripetitive.

Un blog è un esercizio di costanza, di moderazione, di presenza. Una palestra dello scrivere, una testimonianza autoreferenziale di quello che si è capaci di fare con 21 lettere e svariati segni di interpunzione.

Per scrivere occorre del carburante che metta in moto il motore dei pensieri e dei sensi. Non basta citare Bukowski per essere intellettuali, maledetti o compresi.

Le ocarine

Le ocarine

Questo blog ci ha portato molto. In primis Continua a leggere


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Di che si parla ora?

Accertato che le parole lasciano il tempo che trovano e che ciò che contano sono i fatti, le misere quanto concrete e tangibili situazioni reali al di là di ogni avventura da subordinata con uso di congiuntivo, di che si parla ora? Poiché la nostra avventura da dating è finita. L’incontro c’è stato ma con noi stesse, le nostre capacità di Oche scriventi, niente oltre.

Appurata la scottante verità che la comprensione non passa per la grammatica, per quanto la sua conoscenza sia vitale, bensì per le budella, lo stomaco, la pancia e altre viscere, di cosa parliamo ora quando la comprensione è un lavoro di vecchia pazienza e costanza, nonché di intesa e costruzione?

Constatato che il dating virtuale è un’ottima esperienza per conoscere primariamente, unicamente e solamente se stessi, i propri limiti e le personali prove d’incoerenza per essere coerenti, ora che storia volete narrata?

Suggerito da una cara fonte come unico dogma di fede quello che si basa sulla considerazione dei fatti, ovvero chi c’è ora e cosa è rimasto, come costruire altre situazioni composte di presenza materica e stabile partendo da qui?

Evidenziato come sesso forte ed evidente quello delle donne e che più si è forti e impegnate, meno se ne ricava per quanto più si attragga, cosa è giusto dire oltre che non sia comune esperienza quotidiana?

Acclarata come certa l’eventualità di vivere di un’onesta solitudine perché di irrisolti, irresponsabili, inquieti, anaffettivi cronici o potenziali, è pieno il mondo, così come di pionieri del volo toccanti terra e nuvole, e cercanti una pista di atterraggio, che sia una molla e al contempo un cuscinetto, semplificatori dei bisogni all’età delle caverne, tappatori di buchi e scopritori di ovvietà; considerata la stanchezza che supera la pazienza, laddove unico rifugio è nella costanza di vecchie amicizie, quale ulteriore escamotage possiamo suggerirvi per alleviare la vostra forza e purgare la vostra inquietudine?

Conclamati tutti i luoghi comuni che fanno provincia, che dire ora o ancora, dopo e oltre? Come comporre una frase?

Notata la ripetitività di fatti e situazioni, annotata l’impossibilità di sfuggire a qualsiasi forma di supplizio se non evitando quello per cui siamo fatti, la socialità affettiva, fisica ed intellettuale, volete voi ancora leggerci, ascoltarci, suggerci un motivo?