Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

Elliott Erwitt, 1955


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To be continued or not? Cioccolato (terzo)

To be continued. To be end.

Elliott Erwitt, 1955

Elliott Erwitt, 1955

In piedi. Scalza, appoggiando i piedi sopra quelli di lui, Irene si trovava ancora su quel belvedere, quasi nella stessa posizione della notte precedente. Aveva perso le scarpe e gli orecchini in macchina. Poggiava le punte dei piedi sopra le scarpe di Francesco. Si baciavano.

Ora Irene aveva i capelli in disordine, correvano sciolti e mossi lungo le spalle. Forse il trucco aveva ceduto, forse la gonna era stropicciata, forse la camicetta non era chiusa bene. Non si era specchiata per nulla. Non si sa cosa avessero da ridacchiare quei due, l’uno dentro le braccia dell’altra.

Francesco la guardò un attimo, notò il colore della sua bocca e le fece la stupida domanda circa quel rosa acceso di cui aveva dimenticato il tono, durante il buio della notte, mentre ora tornava a essere chiaro e naturale.

Si baciavano. Dopo quel posso-baciarti? a cui lei non aveva risposto se non avvicinando il viso e la bocca a quella di Francesco, non avevano più smesso, se non per riprendere fiato e parlare di altro per qualche minuto.

Si baciavano. Le mani di lui scivolarono lungo i fianchi come a prenderne le misure, più leggere o più gravi a seconda delle parti che percorrevano. Le braccia di Irene si abbandonarono sulle spalle pesanti di Francesco. Lei scopriva la bocca di un uomo che era meravigliosa da baciare. Tornarono in auto, senza saperne descrivere il percorso.

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Eve Arnolds, Marlene Dietrich, 1952


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To be continued or not? Cioccolato (secondo)

To be continued.

Allora lui

Eve Arnold, Marlene Dietrich, 1952

Eve Arnold, Marlene Dietrich, 1952

(Ora Irene avrebbe avuto bisogno di poco, pochissimo per tornare a quella sera.

Respirò profondamene. Si affacciò alla finestra.

C’erano i soliti ragazzini di quartiere che ancora non avevano smesso di giocare a pallone. E urlavano. E il pallone sbatteva sordo contro un muro, l’asfalto, un cancello. E una madre richiamava i suoi a casa per cena. E una vecchietta ne salutava un’altra.

Si preparò una sigaretta e, con l’assenza di un pensiero pesante in testa, continuò a guardare la scena del vicolo, mentre fumava consumando avidamente ogni tiro che faceva. Si sedette scomposta su una sedia davanti alla finestra, stirò le gambe nude fintanto da appoggiare i piedi contro il davanzale freddo. Alzò lo sguardo tra due tetti. Stava tramontando con colori gravi e carichi, l’aria esplodeva umidità.

Irene prese il netbook dal tavolo. Lo poggiò all’inizio delle sue gambe. Lo accese. Mise una canzone. Aprì la rubrica dei contatti. Guardò la foto di Francesco. Aveva una maglietta grigia e un sorriso sghembo di uno imbarazzato per una foto in posa. Ma l’espressione severa. Furba. Buona. Ipocrita. Dietro di lui, un paesaggio orientale, così le avrebbe poi detto di quella foto. Ne ricordava la voce senza alcuna inflessione particolare. Pulita. Gradevole. E ricordava come si piegava il viso di lui  un attimo prima di chiudere gli occhi per baciarlo. Francesco. Aveva una bella bocca, Francesco). Continua a leggere

Raymond Depardon, Patagonia, 1999


2 commenti

To be continued or not? Cioccolato (primo)

Questo è un esperimento di lettura e narrazione.

Il quesito è semplice, la sua risposta altrettanto: seguiranno, a partire da oggi, alcuni brevi racconti di incontri e conoscenze varie, al termine dei quali sarà posta la domanda “to be continued or not?”.

Se la risposta sarà affermativa e consistente, ciascun racconto proseguirà con un altro post; diversamente la narrazione della storia s’interromperà.

Una prova di democrazia digitale, un racconto a gettoni, una narrazione a singhiozzi di puntata in puntata, una lettura voyeuristica a scadenza se non alimentata.

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