Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

Loius Stettner, Central Park, New York, 1997


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…And more (ovvero quando la mamma urla: vai-piano!)

And more, come l’oggetto di una scambio virtual-epistolare che potrebbe durare per 122 e-mail e poi concludersi nella polvere, al pari di un pacchetto di farina quando quello decide per l’auto-implosione previa esagerata vicinanza con il pavimento. E ancora, come la mamma che sull’uscio di casa non può esimersi dall’(in)utile raccomandazione vai-piano-mi-raccomando, mentre si sa che la prole, cui è stata rivolta la raccomandazione, adotterà la velocità più consona avendo tra le mani il potere della guida di un’auto e sapendo inoltre che l’andatura scelta, anche sfiorando i 43 Km/h in tangenziale, sarà sempre eccessiva per la mamma seduta sul sedile posteriore in preda ad attacchi d’ansia e panico, figurandosi già un futuro nei circuiti internazionali automobilistici e flaconi di valium per calmare lo stress.

Vai-piano- figlio/a mio/a-mi raccomando.  Continua a leggere

Foto di Jianmin Huang, http://jimmyontherun.wordpress.com/


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Prima elementare

Per colpa e merito dei siti di dating, è nato questo blog, nel tentativo di raccontare quel mondo e quali siano gli strani personaggi che lo popolano allorquando le loro vicende s’intrecciano in maniera surreale, comica, demenziale, piacevole o semplicemente sorprendente. I siti d’incontro sono un vizietto, un amabile passatempo, un tentativo, una speranza, una forma in cui si presenta la routine, un investimento perso come i titoli tossici o il voto elettorale.

Si può sostare all’interno di queste piattaforme virtuali per diverso tempo. Alcuni ci prendono gusto e confidenza, inamovibili nel loro stare e nel non-cercare altro che cento volte la stessa situazione o un’amicizia. Altri entrano ed escono tra una storia e l’altra, altri ancora lo usano con cadenza lunare. E tutto ciò perché va detto che flirtare, corteggiare ed essere corteggiati, aspettare un’email, un sms, una chat o un contatto è piacevole, frizzante, leggermente adrenalinico. E’ quella piccola delizia appagante che arreca sollievo, come una riparazione domestica riuscita semplicemente con un cacciavite, di là da ogni previsione tetra di dover ricorrere a un tecnico specializzato. Avere qualcuno da cercare, da scoprire, cui raccontare, qualcuno che assorbe i pensieri e che allo stesso tempo vi cerca, ha desiderio di scoprivi, di raccontarvi è una necessità banalmente umana. Continua a leggere

Richard Kalvar, Piazza S. Pietro, Conversazione attorno a una colonna, 1978


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Sociologia da chat

La prima impressione che si lascia all’altro è quella del profilo, quel formulario con differenti domande o a schema libero che ciascuno è chiamato a compilare in vario modo e forma. Avere un profilo sintetico, fatto magari di una sola frase, è paragonabile a una rete dalla maglia lasca: non filtra adeguatamente le vostre intenzioni e quelle dell’altro. Non scampate cioè gli idioti, gli sciocchi, i senza italiano, i senza grazia, i senza pensiero.

Ad esempio, mettere una foto di un dettaglio personale come le gambe o il viso, ed insieme una frase di presentazione simile a “Socievole, simpatica, attraente donna cerca attraente, simpatica e socievole compagnia. Raramente in chat, scrivetemi e starà a me scegliere”, è la classica forma di profilo mediocremente alto di un sito di dating. Mediocremente alto, poiché il mediocremente basso così si compone: “Tutto da scoprire….”, ovvero un temerario saggiatore degli anticorpi in tutte le stagioni. Un annuncio mediocre è un colino da due soldi che non serve a nulla rispetto all’incontro, sempre prefiggendosi come scopo della presenza online quello di una conoscenza piacevole.

In tal modo, tra voi e la stoltezza dell’avventore misero non ci sarà alcuna difesa. Vi scriveranno tutti, dai poveri di spirito, ai cercatori di sesso, ai deturpatori della grammatica. Anche senza foto provocanti o alludenti, un profilo glabro di spunti di riflessione o motivi per pensare è una porta spalancata in cui passeranno in molti, semplicemente perché si è online: “tanto vale provarci con tutte quelle che sono iscritte, prima o poi qualcuna risponde”.  Continua a leggere


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La sindrome del doganiere

Nell’approccio online, molti soffrono della sindrome del doganiere. Tuttavia tale malanno colpisce indipendentemente dal sesso e dall’età e si deve all’intrusione nei vicoli celebrali della nebbia mista a ghiaccio. La sindrome del doganiere si presenta quando un soggetto si trova nella condizione di approcciarne un altro tramite mezzo virtuale. Il paziente rimane senza coordinate, senza il minimo appiglio inventivo, senza alcuna capacità ironica, sarcastica, di brillantezza da anticalcare delle sinapsi. Non sa che fare e probabilmente non pensa neanche a cosa fare. Ed è allora che il doganiere trapassato in un’epoca così remota che Schengen era solo un tranquillo comune del Lussemburgo, si manifesta in tutta la sua violenza iraconda da burocrate moderno dell’ufficio protocollo di un comune Comune dell’italico suolo.

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Cenerentola carnivora (la gelosia non è più di moda)

Tamara de Lempicka, Il bacio, 1922

Tamara de Lempicka, Il bacio, 1922

Il proposito sorprendente verso cui vorremmo lanciarci è quello di scrivere un pezzo che racconti in diverso modo gli uomini, senza lagne da vedovanza o rimasugli di brillantini del ballo fatato. Infatti, con un certa frequenza e su diverse testate giornalistiche, compaiono articoli che indagano sulla situazione maschile rispetto alle relazioni. L’ultimo in ordine di tempo potete reperirlo presso questo link.

Nutrito di dati e riferimenti, quel pezzo potrebbe essere la versione alta e forbita delle chiacchiere che fanno delle amiche allorquando si raccontano le rispettive vicende sentimentali: quando ci lamentiamo di questi uomini.

E solitamente quando accade questo fenomeno lamentoso o di pura speculazione, le lagnanti o scriventi vengono caldamente consigliate di farsene una ragione, poiché loro – gli uomini – sono così, di essere più leggere e meno inacidite proponendo una cura a base di risate, cioccolata e sesso, o trovando ampia solidarietà nei luoghi comuni delle rispettive peculiarità derivanti dall’appartenenza di genere.

Non si può fare altro che prendere coscienza della situazione, gli uomini sono erbivori e le donne sono carnivore, come recita quell’articolo nella versione alimentare dell’altro stancante motto astronomico (Marte e Venere) o di quell’altra metafora sulle rispettive capacità intellettive (le donne sono un gomitolo ingarbugliato, gli uomini una lineare cassettiera). Tutte visioni per dire che siamo diversamente complessi e non sempre questo dipende dall’essere un uomo o una donna o dall’età.

La versione femminile dice inoltre che molte di noi sono maggiormente risolute e versatili, siamo considerate come delle persone decise o prepotenti o lunatiche quando manifestiamo i nostri intenti o seguiamo quello che per noi è il “naturale istinto logico”. Ma ricordiamo anche che questo è un giudizio che nasce dal confronto, cioè siamo carnivore perché qualcun altro è erbivoro.  Continua a leggere

Paul Klee, The Lovers


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Dio della pubblicità

(Avvertenze per la lettura: pezzo cinico, veloce, sarcastico, lievemente alterato. Se non lo comprendete o condividete, sono affari vostri!)

Paul Klee, The Lovers

Paul Klee, The Lovers

Molte delle storie narrate qui dentro si basano su quello che accade in un sito d’incontri noto ai più con il nome di Meetic. Si scrive Meetic, si legge mitic, ma d’incontri mitici neanche a parlarne. Solo blog come il presente.

Ora il signore di Meetic fa due campagne pubblicitarie l’anno: una all’inizio e una intorno alle ferie d’agosto, come per dire «è cominciato l’anno, cosa caspiterina pensi di fare? Vuoi passarlo da solo?». O anche: «non vorrai per caso andare in ferie solo soletto come un polletto?».

Ma voi l’avete mai vista la pubblicità che il signore di Meetic fa del suo sito? (La domanda è retorica e il filmato è in fondo a questo articolo nella sua dimensione estesa che parte da qui Continua a leggere


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Ma vai a fare il pane

Come si genera un equivoco in una chat? Come si sfoga la frustrazione? Come si sbaglia completamente approccio? Le domande più giuste sono quelle di natura positiva, ovvero come si finalizza una conversazione ad un incontro? Ci si riesce riscontrando da ambo le parti una sana voglia di continuare dal vivo quello che si è iniziato online. E’ solo questione di voglia, assente o presente. Il desiderio è pero un caso positivo quindi da costruire, dimostra invero una certa difficoltà realizzativa. Il suo contrario è molto più facile. Tralasciando per un attimo le difficoltà relazionali di un incontro e del renderlo una conoscenza estesa nel tempo, attestiamoci sulla fase precedente con un valido esempio, anziché con le solite parole. Ecco cosa è successo davvero.  Continua a leggere