Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca


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Vagheggiamenti domenicali di una single.

Tutto è iniziato domenica mattina quando, dopo aver fatto colazione con la calma del dì di festa, ho seguito un documentario in tv. Pare che tra cinquant’anni non ci sarà più nulla in mare da pescare, a meno di non fare porzioni infinitesimali del mostro di Loch Ness – arreso e spiaggiato – da dividere, come novelli avventori allo spettacolo miracoloso della moltiplicazione dei pesci (o mostri di fantasia), tra tutti i miliardi di persone che saremo allora.

Sembra anche che per la stessa data, Capitan Findus venderà a peso d’oro il baccalà e il merluzzo di cui sta facendo incetta. In poche parole, così come si stanno (stanno chi?) rovinando i suoli e la vegetazione, l’aria e i corsi d’acqua e tutte le altre risorse del pianeta, sorte analoga è riservata anche al mare che diventerà un deserto inabitato e sterile. Continua a leggere


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Vacuum

Il Vacuum system è una tecnologia per cui il vuoto creato è disfatto per mezzo di una valvola e al suo posto passa altra materia: dallo stampaggio di materie plastiche allo smaltimento dei reflui zootecnici. Entra l’aria escono le feci suine, esce l’aria entra la colata plastica. Sostituzione dello spazio per via di un vuoto di pressione che spinge le materie in gioco a spostarsi.

Ma questa è già alta filosofia tecnica e tecnologica. Un modo elementare, quindi sintetico, per spiegare un processo controllato. Continua a leggere


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Intorno all’uso

Intorno alle relazioni, io non c’ho mai capito molto. Appena credi di aver fissato un tipo di comportamento, di rapporto, le cose cambiano, la situazione si capovolge. La saccentella o la psicologa di qualche rivista moderna direbbe che non ho sotto controllo tutta la situazione. Che mi sfugge qualcosa di evidente. Direbbe ella con gli occhiali in punta di naso e lo sguardo serio e inutile. Continua a leggere

Robin Eley ""Ho provato a esplorare la percezione dell'isolamento nel mondo moderno: il telo di plastica ne è il simbolo"


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What the (wo)man want?

Il primo desiderio di un fortunato possessore della lampada da genio è la creazione di un collegamento diretto con una terra che ama molto: l’Australia. Un’autostrada subitanea verso quel continente.

Forse per l’impatto ambientale dell’opera, forse per i costi della stessa e la difficoltà di reperire i fondi, forse per paura di infiltrazioni malavitose o per timore di lasciare un non-finito ben più visibile dal satellite lunare che la Muraglia Cinese, il genio si rifiuta e consiglia all’altro di formulare un nuovo desiderio. E il tizio pensa bene di chiedere la facoltà di comprendere meglio, capire ed essere un miglior confidente per la sua compagna. Allora il genio riflette un attimo sulla questione, si fa quattro conti, un preventivo, un’analisi costi/benefici, si apre una facile linea di credito con le banche, trova un team di progettisti competenti e poi si rivolge all’altro dicendo: “L’autostrada per l’Australia … a due o tre corsie?”.

(Ovvero è più facile realizzare un’opera assurda che comprendere una donna).

Se le barzellette ridono grassamente di questo, altrove è giunta a maturazione un’altra ovvietà. Uomini e donne hanno un’uguale complessità, differente però nell’intreccio. C’è il ciclo da donna e il ciclo da uomo, ovvero ognuno ha la sua bici da guidare, e se preferisce può cercarsi un tandem! È da smentire la teoria che guarda all’essere maschile come portatore di logica e linearità, mentre fa di quello femminile un sussulto tumultuoso di capricci, incostanza e umoralità mensile o caratteriale. Ambedue i sessi godono di una complicazione di pensiero, di comportamento, aggravata dalla personale interpretazione e da altri quanto cogenti fattori socio-culturali. La fortuna sta nel trovare una parola che risolva la traduzione e una linea di dialogo tra i due sistemi, in modo che la matassa si aggrovigli sempre più o diventi un maglione.

Bel pensiero questo, ma tradotto in pochi maledetti e subitanei spiccioli, gli uomini che vogliono?  Continua a leggere

The Cure, Lullaby


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La cura con una Lullaby

Io ascolto ancora Lullaby dei Cure. A dir la verità, ho ripreso ad ascoltarla solo da poco. E’ come quando la ferita si rimargina e la crosta si secca, puoi aspettare che cada o farla cadere con un piccolo gesto delle dita. E sotto poi scopri che la pelle ha un colore diverso, ma è intatta.

Lullaby dei Cure mi è stata regalata a metà di una notte tiepida, in ore così profonde che di solito si passano in occupazioni silenziose o con parole sussurrate. Mi è arrivata da molto lontano. Era perfetta: tremavo impaurita e bisognosa di una ninna nanna, era una paura sana di quelle che sconvolgono e attivano sensazioni esplosive. Di quella notte, ricordo i brividi di felicità assoluta e le mie parole che per la prima volta erano in difetto. Come si risponde a un “Mi sto innamorando di te”, quando forse era l’unica cosa che volevi sentirti dire al termine di una conversazione? Basta un “Sono felice”? Continua a leggere

Groucho Marx


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Esegesi di un “disturbo”

Groucho Marx

Groucho Marx

Se cercate qualcuno – chiamiamola anima gemella, compagnia (occasionale) di nudità, ascoltatore dei propri pensieri, compare di bevute, amico di penna – di che mezzo vi servite se non di una connessione e di un motore di ricerca social? Già in passato vi avevamo fatto sorridere con un post, quello che comparirà cliccando qui (sì qui!), che cercava di comporre con ironia l’esatto abbinamento tra la domanda e l’offerta, l’outfit giusto per l’occasione d’uso dei vostri sensi.

Tuttavia potremmo procedere con una generalizzazione, basata sulla dinamicità o la staticità del profilo che si è chiamati ad avere.

I social network specifici sull’argomento fornisco all’utente un profilo statico: una volta compilato, così rimane per lungo tempo, a meno di non soffrire di disturbi della personalità, anche detta noia virtuale del proprio io o lussuria della povertà. In tale ambito, accade raramente di trovare profili muti e poveri, senza parole e immagini: una totale avventura al buio, nient’affatto sociale come inizio. Il target medio, talvolta mediocre, imbastisce però due mezze parole, accompagnate da almeno un’immagine. Vogliamo fare qualche esempio di questa tipologia? Meetic e tutti quelli che a questo logo con due cuori e una capanna assomigliano.

I social network che danno al termine social una sfumatura più ampia, quindi generica, hanno invece un profilo dinamico, in cui potete raccontare qualsiasi futilità: dai peli del gatto alle rughe della lumaca. Urlate sempre più forte, citando spesso frasi, musiche e articoli di altri come se foste dei novelli Cristoforo Colombo, che appena sbarcati presso il nuovo Mondo, trovano già patatine fritte, hamburger e suv su autostrade a sei corsie, tra grattacieli e deserti. Facebook, è l’ovvietà di riferimento.

Molti lo usano come strumento per agganciare un’altro/a, laddove il rapporto tra l’offerta più ampia non fa crescere esponenzialmente le percentuali di riuscita, bensì viaggia con passo costante assieme all’incertezza dell’incontro, come in un social network specifico. La differenza tra la specificità di una rete e la genericità dell’altra risiede nel costo d’accesso e nel “comune” interesse di chi partecipa alla prima rispetto all’uso più ampio della seconda.

In ogni caso avete davanti qualche informazione sull’altro. Ora come vi approccereste a quello/a se una virgola o un pixel vi hanno attratto? (Non contattate qualcuno/a solo perché del sesso opposto o uguale al vostro. Dovrà pur esserci altro oltre al contenuto qualunque di una mutanda, o no?)

Che ne dite di un “Ciao, disturbo?”  Continua a leggere


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Risate prefestive

Cari nostri affezionati lettori, eccoci di nuovo giunte al momento della gravosa scelta tra le chiavi di ricerca più bizzarre, quindi meritevoli di pubblico riconoscimento poiché, grazie ad esse, le vostre candide anime giungono lievi in questo spazio virtuale adorno di sollazzi, riflessioni forse serie, immagini, musica e quant’altro rende tali byte di vostro gradimento e godibile fruizione quotidiana.

Or dunque, da dove iniziare nella premiazione dell’assurdità settimanale?

Un raro caso di gerontofilia virtuale. Incontrare uomini anziani on-line, e papà singolo”. Abbiamo a chiederci un desolato perché? Cara lettrice/caro lettore, alcune/i sono riuscite/i nello stesso tuo scopo sedendo in una giunta regionale, con democratico metodo e nessuna preparazione, perché affannarsi tanto invece? E poi, va bene che gallina vecchia fa buon brodo, ma cosa intendi per anziano? Con pensione o senza? Di certo poi un papà doppio – in risposta alla tua richiesta di singolo – non è ancora cosa di italico costume, a meno di non bere uno scotch con lo stesso fattore di moltiplicazione. 

Un esempio inverosimile di ingenua credulità. Proseguiamo con “cerco un uomo(c)he mi coinvolga mentalmente”. Cara amica/caro amico, cerca prima un uomo che ti coinvolga, non chiedere troppo al caso. C’è grossa crisi anche per quello. Casomai trovata una persona che ti appassioni, ci aggiungi poi la mente, il collo, l’avambraccio, la caviglia, il soprattacco. Ogni cosa a suo tempo. Ricordati solo carissima/o navigante del virtuale che l’olio è meglio aggiungerlo a crudo.

Una lampante dimostrazione di come l’italiano non sia un sentimento comune, nello scrivere come nel pensare: eh? E andiamo avanti con “comunità personali sito e-mail alla ricerca di amore contatto @hotmail.it, restando ferme su una sillaba: eh? Oppure potremmo trovare risposta parafrasando degli Amici nostri. No, permettici caro lettore un po’ confuso. Noi siamo Oche, come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come Ocarine, per esempio.  (Vedasi citazione originale).

E se volete continuare a ridere, ecco pronti altri momenti di ilarità: notturna, abusiva e pomeridiana.

Infine a chi cerca “storie di oche”, sappia quello/a che ha trovato il sito giusto, perché questo è un blog di Oche… forse.

Buona risata!

Post scriptum: Ci pare scortese non portare alla vostra attenzione un’aggiunta dell’ultim’ora.

Un’evidente testimonianza di come si possa essere singoli anche in coppia. Come si può commentare tale richiesta: donne sole in cerca di singoli rapporti degli uomini” ? Cara amica/caro amico, lo volevi fare strano? Manifesti una palese confusione di intenti mescolando il plurale dei termini con la singolarità espressa dagli aggettivi. Ricomincia da capo in maniera elementare, “donna cerca uomo per scopo vario”, che ne pensi?