Le Ocarine

quando chi scrive è un'oca

Steven Meisel per Vogue Italia, giugno 2011


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S, M, L – Botero oversize (Make, no mistake)

Steven Meisel per Vogue Italia, giugno 2011

Steven Meisel per Vogue Italia, Belle vere, giugno 2011 (http://www.vogue.it/magazine/cover-story/2011/06/belle-vere)

C’erano una volta i fianchi, il seno, il punto vita, il fondo schiena. La donna era fatta in quel modo, di morbidi incavi e piacevoli sinuosità. Per molto tempo, quelle voluttuosità sono state il fuoco ispiratore delle arti figurative, della letteratura, della musica e del cinema. Calamita per gli occhi, accensione dei sensi. Una magnifica visione.

Morbidezze diffuse con sapienza e disegnate con linee curve di raggio vario, partendo dalla caviglia, salendo fino alle cosce, all’allargamento dei fianchi subito ridotto dal punto vita e poi verso l’alto, lo spettacolo dei seni che amplia la vista e di nuovo su fino all’incavo delle spalle per poi parcellizzarsi nei dettagli delle labbra, degli zigomi.

In seguito uno stilista cattivo piallò i fianchi, spianò i seni, si dimenticò del fondo schiena, azzerò il punto vita. Venne fuori una mannequin, un’ottima gruccia per abiti e impermeabili, ma nessuna verosimiglianza con la donna vera, quella comune. Nonostante la spigolosità acuta del nuovo disegno, questo ottenne comunque un nutrito numero di fans. Ma lo stilista, oltre ad essere cattivo era anche di umore variabile, e dal suo diabolico castello griffato, iniziò a lanciare bozzetti so curvy o so straight a stagioni alterne.

La donna, una donna, si guardò allo specchio e dopo aver combattuto a lungo con quelle sue morbidezze, trovò con esse un compromesso capendo che, forse non era perfetta, ma che quelle erano le carte con cui avrebbe giocato la sua partita, vincendo a volte ottime manche e perdendone altre, senza curarsi troppo delle bizze dello stilista.

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